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Beati i poveri in spirito, beati quelli che piangono, beati i perseguitati. Ma per me erano solo parole belle, lontane, intrappolate in un linguaggio religioso, distante dal mio vissuto, fino a quando la vita mi ha portato al limite, fino a quando non avevo più maschere da indossare.
E' stato lì nel mio deserto interiore che ho capito, il discorso della montagna non era una dottrina, era una mappa vibrazionale. Non mi chiedeva di soffrire, mi ricordava che nei momenti più bassi ci sono semi di risveglio.
Quando mi son sentito vuoto ho capito cosa vuol dire essere povero in spirito, non avere più nulla a cui aggrapparsi e da lì aprirsi al tutto.
Quando mi sono sentito giudicato, frainteso, ho pensato a quelli perseguitati per aver seguito la giustizia, e ho capito che essere fedeli a sé stessi non sempre viene compreso.
E quando ho pianto...non è stata debolezza, è stato l'inizio della mia purificazione, il mio battesimo emotivo, quel testo che prima mi sembrava religioso oggi lo sento come una chiamata dell'anima.
Il regno dei cieli non è dopo la morte, è quando muore ciò che non sei.
Oggi non seguo religioni, seguo i segnali. E il discorso della montagna è stato uno di quei segnali, ma l'ho visto quando ho visto me stesso.
Forse anche tu ti trovi in un momento in cui niente ha senso. Non te lo dico da un pulpito, te lo dico dal fango, dalla mia stessa caduta. Beato te se stai cominciando a risvegliarti.
Perché il regno di cui parlava Gesù non è di questo mondo, è di questo istante.